CONSONNO. Città maledetta o sopravvalutata?

consonno_città_fantasma01Dopo aver letto tantissimi articoli su Consonno la città fantasma, entrata addirittura fra i dieci luoghi più spaventosi al mondo, ho deciso di visitarla.

LUOGO: frazione di Olginate, Lecco. Raggiungerlo è molto semplice grazie alle indicazioni stradali puntuali. Arrivati alla fine della bellissima strada nel bosco, vi troverete davanti a una sbarra; da li potrete proseguire a piedi, e con una camminata di dieci minuti arrivare nel cuore di Consonno, o proseguire in macchina e parcheggiare proprio ai piedi della città maledetta.
Definirla “città”, come ho letto in molti articoli, è forse esagerato ma andiamo con ordine.
Nel 1962, il Conte Mario Bagno, acquistò l’intero territorio di Consonno (e le sue 300 anime) con l’ambizioso progetto di raderla al suolo per trasformare un luogo tranquillo immerso nel bosco, in una piccola Las Vegas italiana. Via i pochi abitanti e i pochi edifici, e largo spazio a luci, costruzioni eccentriche, slot machine e piste da ballo. Il progetto prevedeva edifici dalle forme bizzarre, una galleria commerciale arabeggiante con minareto, una pagoda cinese, un castello medievale, fontane multipiano e un hotel di lusso: il Plaza.
Il sogno del Conte durò poco meno di dieci anni. Nel 1976 i turisti erano diminuiti notevolmente e la sfortuna volle anche che una frana interrompesse la strada di collegamento fra la cittadina e Olginate lasciandola completamente isolata.
Nel 1981 l’Hotel Plaza fu riconvertito in una casa di riposo spostatasi nel 2006 a Introbio e nel 2007 un rave party di persone intelligenti, distrusse tutte le rovine, dando il colpo finale a questo progetto sfortunato e mai terminato.
Oggi l’atmosfera che si respira è triste, non surreale. Gli edifici rimasti sono inghiottiti dalla vegetazione scomposta e disordinata, i muri sono completamente coperti da scritte blasfeme e murales bruttini, pattume e vetri sono ovunque e ciò che rimane non è pauroso ma solo squallido e decadente. Da girare c’è poco: la costruzione principale con nulla all’interno, la galleria commerciale ancora più triste, un lembo di terra che ospitava le fontane (ci vuole moltissima immaginazione per vederle) e la torre. Quest’ultima ha una scala interna pericolante che sfida i ragazzini coraggiosi che partono alla sua conquista.
Non l’ho trovata né bella né interessante, e sono molto stupita dai tanti articoli tutti uguali che girano in rete. Quello che invece è interessante, è che la domenica prende vita grazie ai volontari dell’associazione “Amici di Consonno”, formata dagli ex abitanti del paese e dai loro figli e nipoti. Il bar ‘La spinada’, oltre che servire caffè e gelati, funge da ufficio informazioni per i turisti.
Tenere viva la memoria di quello che era un borgo contadino, silenzioso, calmo e riservato destinato a una fine tragica, è ammirevole. Cercare di proteggerlo da ragazzini idioti che vanno lì per devastare ogni cosa e per burlarsi di palazzi pericolanti, lasciando la loro firma sul muro, lo è ancora di più.

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