Harar (Etiopia), la meta #1 del 2018

Come da tradizione, poche settimane fa National Geographic ha pubblicato la lista delle “Best Trips” per l’anno in corso. E non sono mancate le sorprese.

Sì, perché la medaglia d’oro per il 2018 non va al collo di nessuna grande metropoli Occidentale. O di qualche atollo nel Pacifico o tra i Caraibi. E tantomeno a qualche ipertecnologica città del nord-est asiatico o degli Usa. Ebbene, sul primo gradino del podio sale Harar, la “città proibita”.

Nonostante a molti viaggiatori abituali questo nome non dica molto, siamo di fronte a una vera e propria perla dell’Africa. E, precisamente, dell’Etiopia.

Harar è la quarta città santa dell’Islam, come suggerito dalla presenza di 82 moschee e 102 luoghi considerati “di rito”. Le mura della città, alte 5 metri e interrotte da 6 porte, racchiudono profumi e stili architettonici giunti da tutta l’Africa nel corso dei secoli. Non sorprende dunque che dal 2004 Harar sia inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità stilato dall’Unesco.

Vicoli variopinti e i mercati delle spezie animano la parte vecchia della città, dove risuonano decine di dialetti e lingue. In un intricato labirinto urbanistico si mescolano gli odori del pregiato caffè locale venduto a Gidir Market, del khat (foglia euforizzante tipica dell’Etiopia) distribuito a Erer e della botteghe dove vengono lavorati avorio e gomma. Un caleidoscopio sensoriale, in cui il tempo sembra non voler procedere. Quasi fosse ancorato a quell’affascinante passato in cui la città era un crocevia fondamentale per le rotte commerciali di questa porzione del continente nero.

Per godersi un tour completo di Harar è necessaria una giornata o poco più. Tra le attrazioni imperdibili, oltre ai mercati, trovate il mausoleo dell’emiro Nur, la moschea al Jami e soprattutto la tomba dello sceicco Abadir, colui che portò l’islamismo a Harar. La sua importanza nella cultura locale è tale da aver trasformato il suo luogo di sepoltura in un sito di pellegrinaggio sostitutivo a La Mecca per coloro che non possono recarsi in Arabia Saudita.

Ma come arrivare a Harar? Potete scegliere tra due alternative. La prima è atterrare all’aeroporto di Dire Daua, a circa due ore di auto dalla città santa. Oppure, se avete l’avventura nel sangue, potete affittare un’auto ad Addis Abeba e viaggiare verso Oriente per 500 km. Non sperate di trovare highways, però.

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